Posted by myr | Posted in Bathroom | Posted on 24-04-2007

Area in cui è stata ritrovata la discarica (segnata dal pennarello).

250.000 tonnellate di rifiuti tossici, giunti fino a 7 metri di profondità, lo rendono il deposito più grande d’Italia e probabilmente d’Europa, nascosto nella ‘Gola dei tre Monti’ nel parco Nazionale del Gran Sasso e della Maiella.
I primi rilevamenti hanno individuato sostanze altamente cancerogene (fonte dell’intero post: l’Espresso del 26 aprile 2007 - ‘Parco nazionale discariche’ - di Chiara Valentini) dal cloroformio al tetracloruro di carbonio, dal mercurio all’esacloretano, tricloroetilene, triclorobenzeni e metalli pesanti (come precisato da ‘corriere.it’).
«Siamo attoniti - ha detto Dante Caserta, Presidente del Wwf Abruzzo - di fronte alle foto raccapriccianti raccolte durante i sopralluoghi: lastre di metri di spessore ed estese per decine di mq di cristalli di sostanze tossiche; materiali di ogni colore immaginabile; tecnici che si sono sentiti male nonostante maschere e tute di protezione.”.
La maggior parte delle sostanze provengono da una fabbrica nel vicinissimo paese ‘Buzzi’ di 3000 abitanti. La fabbrica nata agli inizi del ‘900 è passata attraverso varie gestioni: la Montecatini, la Montedison e dal 2001, la Solvay, e pare che la discarica in questione abbia funzionato dagli anni ‘60 fino a buona parte dei ‘90.
Le motivazioni per cui il sito di rifiuti tossici sia stato così fedelmente nascosto da TUTTI nonostante si trovi affianco ad un’autostrada e ad una stazione ferroviaria, sono radicate nella storia di Bussi. Paese poverissimo che con l’apertura della fabbrica (il polo chimico) aveva subito una svolta positiva: ricchezza, case decenti, università, ferrovia, lavoro. Di conseguenza la popolazione si è sempre sentita debitrice nei confronti della fabbrica diventando anche omertosa: dalle indagini è emerso che molti sapevano di camion carichi di rifiuti tossici che partivano la sera dicendo di essere diretti in Germania, ma che la mattina dopo erano già di ritorno e vuoti.
Agli inizi degli anni ‘80 la durata della vita media maschile era attorno ai 74 anni mentre a Bussi si aggirava intorno ai soli 59 anni.
L’omertà della popolazione rendeva il sito estremamente sicuro e di ciò pare abbiano approfittato anche altre fabbriche, con una certezza di impunità tale, da abbandonare sacchi di rifiuti recanti il nome della ditta che li aveva prodotti.
E’stato scritto da ‘Corriere.it’: “. Molte delle sostanze inquinanti sono state assorbite dal terreno, finendo nelle acque del vicino fiume Pescara: si escludono, al momento, problemi per l’acqua potabile”
ma pare non essere vero assolutamente.
Infatti il fiume ‘Pescara’ sfiora la discarica e nonostante l’acquedotto di Pescara sia alimentato per la maggior parte da pozzi che si trovano a monte, dei 7 pozzi a valle ne sono stati trovati 3 fortemente inquinati che sono immediatamente stati chiusi (gli altri 4 hanno ripreso a funzionare con speciali filtri a carbone). Inoltre a 7 metri di profondità a contatto coi rifiuti tossici è stata trovata una falda acquifera che poggia su strati di materiale porifero (il travertino).
Oltre ad essere un gravissimo scandalo e un gravissimo danno, tutto ciò costituisce anche un gravissimo problema dato che non si hanno ancora idee decenti su come isolare i rifiuti trovati.
Si potrebbe portarli in Germania nelle miniere di salgemma ma i costi risultano proibitivi.
Riguardo la bonoifica, sono stati stimati circa 58 milioni di euro difficilmente raccimolabili (data la razza umana :/ ).
Infine sono state rivolte accuse al governatore Ottaviano Del Turco per aver scaricato il problema della bonifica nelle mani del commissario straordinario nominato dal governo Berlusconi per fronteggiare l’inquinamento del fiume Pescara (l’architetto Adriano Goio); dato che, si dice, non risulta che Goio abbia le competenze necessarie per risolvere una vicenda così complessa, e in Abruzzo finora si è visto raramente.
Per il momento Gio ha formulato l’ipotesi di costruire attorno alla discarica una specie di sarcofago in cemento armato, difficilmente realizzabile date le dimensioni e che comunque non risolverebbe il problema delle infiltrazioni nelle falde acquifere.
Restano a rischio l’economia e i prodotti agricoli della regione Abruzzo.


