Mille Splendidi Soli

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Posted by myr | Posted in Bathroom, Bedroom | Posted on 27-03-2008

E’il titolo di un libro veramente ma veramente bellissimo, di Khaled Hosseini. Non ha superato il mitico ‘La Storia’ di Elsa Morante (al primo posto nella mia classifica) ma finora è il libro che c’è andato + vicino, xciò ho voluto dedicarvi un post a parte.
E’ un romanzo scritto benissimo, in cui con poche parole l’autore riesce subito a far immaginare posti e situazioni. La trama è molto coinvolgente (e commovente anche se x fortuna finisce bene!!) ed è anche interessante in quanto descrive la vita reale in afghanistan, di cui non si viene a conoscenza nei telegiornali che si limitano a riportare la cronistoria di fazioni, morti, guerre e guerriglie.
Lì i talebani applicano le leggi della sharia(ne parlavo qualche post fa). Significa che:
- le donne non possono camminare per strada nè viaggiare se non accompagnate da un uomo.
Ci sono pattuglie di talebani continuamente in giro x le strade che appena beccano donne sole le picchiano e a volte le riaccompagnano a casa. Nel libro c’è una donna che x raggiungere la figlia, dato che il marito non vuole accompagnarla, esce da sola sopportando ripetute percosse dato che può capitare di incontrare + di una pattuglia lungo il tragitto e tutte riservano lo stesso trattamento.
- le donne non possono uscire di casa senza il burqa che copra anche mani e piedi.
Addirittura le infermiere e le dottoresse dell’ospedale femminile (l’unico in cui possano lavorare), devono OPERARE con il burqa addosso!
- gli ospedali sono solo maschili.
Le donne che necessitino di cure mediche devono raggiungere un unico ospedale lasciato aperto per loro (ovviamente stracolmo). Questo x Kabul, non so se in altre zone dell’Afghanistan esistano altri ospedali femminili). In tale ospedale il personale è tutto femminile, e consiste in un posto diroccato, sporco, a cui i talebani impediscono un rifornimento adeguato di acqua, strumenti, cibo, e soldi in generale. Inutile parlare delle norme igieniche. E le operazioni avvengono tutte senza anestesia.
- nelle famiglie le donne vengono sistematicamente picchiate da mariti che non hanno scelto, obbligate in casa ai lavoro domestici.
Tra l’altro col burqa chi vuoi che si accorga delle facce tumefatte.
- le donne non hanno diritto all’istruzione
- le donne condannate a morte per essere fuggite di casa o aver ucciso i mariti sono una percentuale altissima.
- per chi viola la legge le punizioni sono severissime. ad esempio a chi ruba viene tagliata la mano, ed esiste la pena di morte. Tutte le esecuzioni si svolgono in un’arena come esempio al popolo che assiste. Come accadeva nel colosseo.

Il titolo è trattato da una poesia su Kabul che Saib-e-Tabrizi scrisse nel XVII secolo:
“Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti,
nè i mille spendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri”

che immagino si riferisca alle risorse e alla bellezza(mille splendidi soli) celata dietro l’aridità e la violenza(muri), in un contesto di magia e malinconia (lune) che regna ovunque(brillano sui suoi tetti).
(libera interpretazione. nn so se sia corretta)
I talebani hanno conquistato l’Afghanistan nel 1996. L’unico periodo in cui le donne godevano di qualche libertà in + (ovvero potevano studiare, nn tutte portavano il burqa e soprattutto nelle grandi città come Kabul molte lavoravano e potevano andare in bici e guidare l’automobile) è stato negli anni ‘80 sotto il governo comunista prima che cadesse il muro di berlino. Successivamente i mujaheddin che non sopportavano, tra le altre cose, tali libertà concesse alle donne, avevano scacciato i russi e cominciato una guerriglia civile tra fazioni di capi-guerriglia, fino all’arrivo dei talebani.
Nel 2001 gli Stati Uniti e i loro alleati rovesciarono il governo dei talebani, in reazione alla ‘guerra al terrorismo’, ma attualmente la situazione è instabile: il nuovo governo ha come campo d’azione solo Kabul e dintorni, mentre i talebani stanno riacquistando il potere. Ecco una notizia di questi giorni:
“‘Senza calcio non ci sarebbe stata la scuola, nè la speranza’. Shamila Kohestani, 19 anni, l’ha dichiarato all’International Herald Tribune, ricordando la sua infanzia a Kabul nel periodo dei talebani: costretta in casa insieme alle sei sorelle, nessuno svago, studio neanche a parlarne, le rare uscite sono coperte dalla testa ai piedi. Picchiata una volta, perchè non aveva indossato bene il burqa. Imparò comunque a giocare a pallone: oggi è il capitano della Nazionale femminile di calcio afgana. E proprio la sua passione sportiva le ha dato l’occasione di costruirsi un futuro: nel 2004 andò per la prima volta negli Stati Uniti nell’ambito di un progetto di scambio; due anni dopo tornò per ritirare un premio a nome delle calciatrici del suo Paese. Alcuni insegnanti della Blair Academy del New Jersey la notarono e l’hanno aiutata ad avere una borsa di studio. Shamila da qualche mese è una delle studentesse dell’istituto americano. Ha cominciato a giocare anche a pallacanestro e si è appassionata allo studio. Decisa a recuperare gli anni perduti.”

Burqa o tanga?

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Posted by myr | Posted in Bathroom, Bedroom | Posted on 15-03-2008

Ho letto un apio di articoli molto interessanti sulla condizione delle donne nella società musulmana: Why is Islami Hijab, To ban or not to ban a burqua, e una bella e chiarificatrice testimonianza di un’ex musulmana: A modest proposal.
Glossario:


burqa

abaya

chador
summary

E’dalle riflessioni seguite a queste letture che viene il post seguente.
Premetto che parlerò d’ora in poi di ‘donne’ e ‘uomini’ ma sottintendendo ‘la maggior parte di’ donne e uomini, ovvio che non conosco mica tutti! :p
Ma non pensate che si voglia andare a parare unilateralmente contro l’Islam.
Ciò che tsa fondamentalmente alla base degli atteggiamenti dell’attuale mondo occidentale e dell’Islam nei confronti delle donne, ruota intorno ad una cosa sola: il sesso.
Nel mondo occidentale agli uomini piace guardare e alle donne piace farsi guardare. Ma mentre la prima è un’attività passiva (non comporta nessuno sforzo..semplicemente capita) la seconda è attiva, in quanto comporta un lavoro, uno sforzo, del tempo speso per agghindarsi, truccarsi, farsi i capelli, comprare vestiti, etc. E il fatto che ci sia tanto impegno per curare qualcosa di puramente estetico e ammiccante al sesso, è indice (spesso accade che lo sia) di un mancato interesse per qualunque altra attività…che si fa si, ma senza impegno approfondito. E’xciò che in molti ambiti le donne non eccellono. Nn raggiungono degli alti livelli ammirabili. Perchè sin da piccole sono spinte dall’intera società, verso altri valori, altri interessi, altre abitudini per passare la giornata, altri modi di impiegare il loro tempo (pensando al ‘ragazzo carino’ al ‘vestito carino’ etc). Ammiccano al sesso dalla mattina alla sera e basta. A partire dalle maglie scollate per finire ai ‘pantaloni a vita bassissima’.
E’per questo che gli uomini ancora di + giudicano le donne solo in base alla bellezza esteriore, e appena le vedono le bollano ‘per incapaci’. L’unico modo per invertire la tendenza è smetterla di eccedere nel farsi guardare assolutamente richiamando motivi sessuali (che non significa necessariamente vestirsi male).
Questo per dire che nel mondo occidentale le donne sarebbero anche libere di realizzarsi ed esprimersi ma la società le soggioga (ponendole di fronte a dei modelli maschilisti e permettendo che crescano con tali modelli per riferimento). Nessuna legge o sopruso impedisce loro di uscire il sabato sera con un maglione largo, eppure se non è aderente, semi-trasparente e scollato nn va bene.
E’molto triste questo…sono come delle catene invisibili.

Nel mondo islamico invece, è nato l’obbligo per le donne di andare in giro coperte sempre di +. Inizialmente il motivo era di gelosia: poichè gli uomini si accorgevano di non riuscire ad evitare di guardare altre donne, il pensiero che altri uomini guardassero le loro mogli (la poligamia è sempre esistita) o concubine (pure sempre esistite), li infastidiva al punto dal pretendere che esse si coprissero. Per un desiserio di possessione…di ‘proprietà privata’ che va ben oltre i confini di libertà individuali.
Cioè in occidente come nel mondo islamico accade che donna == figa punto e basta.
Con la differenza che in occidente le donne se si schiarissero un po’le idee, potrebbero evitare di ridursi a come gli uomini le vedono; mentre nell’islam non potrebbero evitarlo, pena la morte. E molte cmq sono già convintissime che sia giusto così: ebbene si, le donne sono psicologicamente per la maggior parte ‘deboli’ nel senso che si lasciano facilmente auto-soggiogare dalle emozioni/sentimenti, per motivi fisici. Infatti il lato del cervello irrazionale è diviso da quello razionale da una membrana + sottile rispetto a quella degli uomini.
Ciò che però è di essenziale importanza è, che non solo i vari veli vengono imposti come obbligo, ma che soprattutto alle donne sono impedite tutta una serie di attività: dal guidare l’automobile, all’istruzione e al lavoro. Cioè…nn possono vivere se non in casa. Questo non ha nessuna attinenza con la gelosia. Questa è invece una degenerazione dell’imposizione inizialmente nata come gelosia, e successivamente degenerata nella non considerazione della donna come essere umano pensante al pari dell’uomo: una volta superati i confini delle libertà individuali, la degenerazione è facile. Mi spiego meglio. Una volta che l’uomo, per una suo personale bisogno o punto di vista riesce ad imporre i propri desideri alla donna senza che essa sia daccordo e che cmq nn importi il suo parere (mi ricorda la legge sull’aborto), accade che lei diventi sottoposta, non + considerata essere umano pensante, piegata ai desideri di qualcun altro. Una bambola, un robot…come volete chiamarla.
Quel velo annulla la donna che c’è sotto
xchè simbolo di una cultura che esclude le donne da qualunque attività
xchè non impedisce che vengano picchiate dai loro mariti
xchè non impedisce nemmeno gli stupri (dove le leggi della sharia sono leggi nazionali, per condannare un uomo di stupro la donna ha bisogno di portare in tribunale 5 testimoni (impossibile!) e il tasso di violenze sessuali è + alto in città dove le leggi sui vari veli sono + restrittive rispetto alle zone rurali)
xchè l’unica cosa che sancisce davvero è la nullità della donna.
Le donne occidentali che, esasperate dalla cultura sex-addicted occidentale, vedono nel burqa una protezione dagli sguardi altrui, potrebbero limitarsi a vestirsi con degli abiti sobri invece di ricorrere ad un simbolo imposto di schiavizzazione e annullamento.

Negli articoli prima linkati, si fa riferimento anche alle teorie freudiana per cui la separazione tra maschi e femmine che avviene porta ad un’innaturale sviluppo della società tra le cause di arretratezza di quelle popolazioni. E la cultura del ‘copriti’ porta ad un’esasperazione delle pulsioni sessuali:
“But oddly enough, zealotry about modesty has not fostered societies which respect women as human beings, and not just as sex objects. In fact, the opposite is true. When I was growing up in Pakistan, I encountered a lot of sexual harassment. There was no redress. My mother just told me to be quiet and walk on, or else men would gather and gawk at me in the most humiliating way. Since I came to the US 20 years ago, I have not worn the hijab, and I have never personally had any bad experiences.” (dall’esperienza personale di una pakistana ex-islamica)
Traduzione:
“Ma abbastanza stranamente il fanatismo riguardo la modestia (nei costumi ndr) non ha portato la società al rispetto delle donne come esseri umani e non semplicemente come oggetti sessuali. Infatti è vero l’opposto. Quando ero piccola in Pakistan ho incontrato molti comportamenti sessualmente offensivi. Non c’era nessun rimedio per essi. Mia madre semplicemente mi diceva di restare calma e camminare oltre, o altrimenti gli uomini si sarebbero ammassati intorno a me e mi avrebbero apostrofato nei modi più umilianti. Da quando sono arrivata negli Stati Uniti 20 anni fa, non ho indossato alcuna hijab(particolare velo coprente) e non ho mai avuto alcuna brutta esperienza.”

La poligamia e il concubismo non sono che delle ulteriori dimostrazioni di cui, di cosa pensino o di come stiano le donne, agli islamici non frega niente. Le donne hanno sempre vissuto male, per gelosia, i rapporti dei propri mariti con altre donne ma a nessuno è mai importato.
La castità e lontananza da rapporti sessuali con altri è un valore applicato solo alle donne.
bella moralità.
bel rispetto.
e anzi, l’esasperazione che porta al coprire interamente (il burqa copre anche mani e piedi) non è altro che un’accentuazione di quanto la donna sia vista UNICAMENTE come oggetto sessuale (altrimenti almeno l’unghia non dovrebbe fare impazzire quei deviati dei musulmani gh)

In conclusione secondo me, le donne che possono farlo (cioè le occidentali) devono smettere di ridursi ad oggetti sessuali. Per invertire la tendenza anzi, visto il punto in cui si è arrivati, il richiamo al sesso negli atteggiamenti e nei vesititi e negli stili di vita femminili, dovrebbe essere l’ultima cosa.
Solo davanti a delle reali capacità intellettive/lavorative/creative anche i maschilisti + convinti dovranno retrocedere. Solo davanti a meriti evidenti l’individualità e lo spessore femminile potrebbero elevarsi. Fino al punto dal coinvolgere (un giorno ancora molto lontano) anche il mondo islamico.

Bagni Pubblici femminili

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Posted by myr | Posted in Bedroom | Posted on 22-02-2008

pubblico una mail che mi è arrivata da Mika che è davvero da ridere ed è realisticissimaaa!!!
anzi colgo l’occasione per un appello: mettete gli appendiabito nei bagni pubblici femminili! e magari un ripiano minuscolo..una mensola nei gabinetti per poggiarci qualcosa (una a caso tra borsa, fazzolettini, fazzolettini per l’igiene intima, copri-water ed eventuali assorbenti lol).
o.
cristo! :rant:

“Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da
bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva
il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: “MAI, MAI appoggiarsi
sul gabinetto” e poi ti mostrava “la posizione” che consiste nel
bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo
venga a contatto con la tavolozza.
“La posizione” è una delle prime lezioni di vita di una bambina,
importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della
vita. Ma ancora oggi, da adulte, “la posizione” è terribilmente
difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere. Quando
“devi andare” in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di
donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona
ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche
loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di “me
la sto facendo addosso”.

Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con “la bambina
piccola che non può più trattenersi” e ne approfittano per passare avanti
tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono
gambe.
Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla
persona che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai);
non importa… Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è
(non c’è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben
definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è
pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior
parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.
Tornando alla porta… dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una
mano, mentre con
l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi “la posizione”… AAhhhhhh…
finalmente… A questo punto cominciano a tremarti le gambe… perché sei
sospesa
in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano
la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa
di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di
pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non
succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa “non
sederti mai su un gabinetto pubblico!”, così rimani nella “posizione”, ma
per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei
fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere “la posizione”
richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa
disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! non ce
n’è…! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie
che hai in
borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la
porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la
porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco,
altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati.

NO!!

Allora urli “O-CCU-PA-TOOO!!!”, continuando a spengere la porta con la mano
libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano
fuori
abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà
aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a
cercare il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare
utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo
preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così
minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la
luce con la mano del kleenex, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i
secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perch> é hai su il
cappotto
che non sapevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo
terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il
dolore al
collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle
calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti
vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un
bagno pubblico, perché davvero “non sai quante malattie potresti prenderti
qui”.
Ma la debacle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi
non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo
sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che
vergogna!
Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi
appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona
il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci
finalmente
a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere
la borsa nel lavandino;
l’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei
pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci
passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le
gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere
spontaneamente,cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro.
Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla
scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! A me è capitato una
volta, e non sono l’unica a quanto ne so! Esci e vedi il tuo ragazzo che è
già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di
leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava. “Perché ci hai messo tanto?” ti
chiede irritato. “C’era molta coda” ti limiti a rispondere.

E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo,
per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra
ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è
molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere
“la posizione”. E la dignità.”