_-_The_Difficult_Lesson_(1884).jpg)
questo è un articolo de La Repubblica (letto sempre grazie a Morosita nel suo vecchio blog), che ritrae splendidamente la situazione in cui si ritrovano i professori in Italia:
“Maledetti professori ” ( Ilvo Diamanti)
IL “PROFESSORE”, ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all’università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un’immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a “modello” dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E’ almeno da vent’anni che tira un’aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
Siamo nell’era del “mito imprenditore” . Dell’uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l’artigiano e il commerciante. L’immobiliarista. E’ “l’Italia che produce”. Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.
Competenze apprese “fuori” da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema - la suola pubblica - divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.
Si pensi all’invettiva contro i “professori meridionali” lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti - anche se non unicamente - alla commissione che ha bocciato “suo figlio” agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).
Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza - e scoraggia - i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l’insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.
Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per “progetto” - dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all’università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all’insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D’altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E - si sa - gran parte dei professori sono statali e meridionali.
Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.
Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell’informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare “opinionista” anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una “pupa ignorante”, un tronista o un “amico” palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza “studenti”. Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?
Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.
(Repubblica 25 luglio 2008)
io per me, quello che ho sempre pensato è che l’istruzione è fondamentale al cambiamento (in meglio) della società. tanto quanto può diventare fondamentale al cambiamento in peggio, nel caso in cui si riduca e si tronchi. come farebbe comodo al ‘grande fratello’, alla Chiesa, e alla iena di turno che vuole mangiare sulle morti altrui.
è necessario che ci siano approcci diversi per maschi e femmine in quanto neuronicamente diversi
che si insegnino tecniche e principi pratici come la meccanica e l’elettronica, in tutte le scuole superiori e non solo negli istituti tecnici
che si insegni più logica e si applichino tecniche di miglioramento del ragionamento deduttivo/induttivo e di accrescimento della memoria a lungo termine
che si insegni la storia e la filosofia soprattutto (se non unicamente) in quanto strumenti di interpretazione della realtà attuale, e non in maniera nozionistica o soffermandosi su concetti astratti come la vita e la morte tanto cari ai filosofi di tutti i tempi (ma non avevano altro a cui pensare?…che poi il problema resta sempre lì -.-)
e si dovrebbe dedicare mooolta più attenzione alla preparazione e alle tecniche didattiche dei prof di matematica e fisica
e si dovrebbe fare lab. d’arte fino all’ultimo anno di superiori
e sapere meno, durante le interrogazioni orali, dei particolari biografici degli autori della letteratura latina o contemporanea, e più dei concetti che volevano trasmettere con le loro opere.
secondo me…ma che dire?
come dice l’articolo, proprio in un contesto di veline, tv, miss italia e cheerleaders, proprio quando la scuola è l’unica istituzione che potrebbe fermare questo declino di valori morale e costume, proprio adesso…proprio adesso sta per scomparire. ”eee catastrofistaaa”: e voi come lo chiamereste l’immenso taglio ai fondi (subentrato a piccoli ma continui tagli negli anni passati) di Scuola, Università e Ricerca?
gli imprenditori italiani hanno tutti la fabricheeeeta e la licenza media, e sono convinti (indagine-articolo su L’Espresso) che non occorra assumere laureati. anzi. loro i laureati proprio non li vogliono. che schifo! vedi loro stessi: senza libri hanno fatto la fabricheeeta, e i loro dipendenti devono essere tutti così privi di istruzione: senno come pensi possa crescere un’azienda??
ecco xchè imprese in italia == piccole imprese (ma xchè non minuscole, direi…-.-).
AGGIUNGO
che nel progetto politico da grande fratello, in perfetta coerenza con l’importanza sociale che assumono tronisti e veline, è stata eletta ministra Mara Carfagna.
Per dare il buon esempio Femminista a tutte le ragazze d’Italia: l’unico modo per avere successo, anche nei campi un tempo riservati agli uomini o a persone di una certa cultura e sitruzione, è quello di prostituirsi con prestazioni orali e calendari da camionisti (veramente fini apprezzatori del “nudo artistico”, sin da tempi insospettabili).
ed ecco ancora, la barbie puttana, le winx mezze nude etc etc etc.


ecco una winx:

ed ecco la nuova barbie 2008: Black Canary Barbie, ispirata a un’eroina dei fumetti di fine anni ‘40. Il suo abbigliamento è aggressivo e provocante: calze a rete, body attillato in pelle nera, giubbino e guanti stile biker, stivali col tacco. Prezzo previsto: circa 50 dollari. (…a botta??scusate me le tirano… Suicidio )
