Lo Studente

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Posted by myr | Posted in Bathroom, Bedroom, Sitting-room | Posted on 25-09-2008

The Difficult Lesson - Bouguereau (1884)
questo è un articolo de La Repubblica (letto sempre grazie a Morosita nel suo vecchio blog), che ritrae splendidamente la situazione in cui si ritrovano i professori in Italia:

“Maledetti professori ” ( Ilvo Diamanti)

IL “PROFESSORE”, ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all’università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un’immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a “modello” dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E’ almeno da vent’anni che tira un’aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
Siamo nell’era del “mito imprenditore” . Dell’uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l’artigiano e il commerciante. L’immobiliarista. E’ “l’Italia che produce”. Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.
Competenze apprese “fuori” da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema - la suola pubblica - divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.

Si pensi all’invettiva contro i “professori meridionali” lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti - anche se non unicamente - alla commissione che ha bocciato “suo figlio” agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).
Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza - e scoraggia - i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l’insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.

Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per “progetto” - dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all’università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all’insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D’altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E - si sa - gran parte dei professori sono statali e meridionali.

Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.

Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell’informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare “opinionista” anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una “pupa ignorante”, un tronista o un “amico” palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza “studenti”. Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?

Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.

(Repubblica 25 luglio 2008)

io per me, quello che ho sempre pensato è che l’istruzione è fondamentale al cambiamento (in meglio) della società. tanto quanto può diventare fondamentale al cambiamento in peggio, nel caso in cui si riduca e si tronchi. come farebbe comodo al ‘grande fratello’, alla Chiesa, e alla iena di turno che vuole mangiare sulle morti altrui.
è necessario che ci siano approcci diversi per maschi e femmine in quanto neuronicamente diversi
che si insegnino tecniche e principi pratici come la meccanica e l’elettronica, in tutte le scuole superiori e non solo negli istituti tecnici
che si insegni più logica e si applichino tecniche di miglioramento del ragionamento deduttivo/induttivo e di accrescimento della memoria a lungo termine
che si insegni la storia e la filosofia soprattutto (se non unicamente) in quanto strumenti di interpretazione della realtà attuale, e non in maniera nozionistica o soffermandosi su concetti astratti come la vita e la morte tanto cari ai filosofi di tutti i tempi (ma non avevano altro a cui pensare?…che poi il problema resta sempre lì -.-)
e si dovrebbe dedicare mooolta più attenzione alla preparazione e alle tecniche didattiche dei prof di matematica e fisica
e si dovrebbe fare lab. d’arte fino all’ultimo anno di superiori
e sapere meno, durante le interrogazioni orali, dei particolari biografici degli autori della letteratura latina o contemporanea, e più dei concetti che volevano trasmettere con le loro opere.
secondo me…ma che dire?
come dice l’articolo, proprio in un contesto di veline, tv, miss italia e cheerleaders, proprio quando la scuola è l’unica istituzione che potrebbe fermare questo declino di valori morale e costume, proprio adesso…proprio adesso sta per scomparire. ”eee catastrofistaaa”: e voi come lo chiamereste l’immenso taglio ai fondi (subentrato a piccoli ma continui tagli negli anni passati) di Scuola, Università e Ricerca?

gli imprenditori italiani hanno tutti la fabricheeeeta e la licenza media, e sono convinti (indagine-articolo su L’Espresso) che non occorra assumere laureati. anzi. loro i laureati proprio non li vogliono. che schifo! vedi loro stessi: senza libri hanno fatto la fabricheeeta, e i loro dipendenti devono essere tutti così privi di istruzione: senno come pensi possa crescere un’azienda??
ecco xchè imprese in italia == piccole imprese (ma xchè non minuscole, direi…-.-).

AGGIUNGO
che nel progetto politico da grande fratello, in perfetta coerenza con l’importanza sociale che assumono tronisti e veline, è stata eletta ministra Mara Carfagna.
Per dare il buon esempio Femminista a tutte le ragazze d’Italia: l’unico modo per avere successo, anche nei campi un tempo riservati agli uomini o a persone di una certa cultura e sitruzione, è quello di prostituirsi con prestazioni orali e calendari da camionisti (veramente fini apprezzatori del “nudo artistico”, sin da tempi insospettabili).
ed ecco ancora, la barbie puttana, le winx mezze nude etc etc etc.

mara carfagna col tipico sguardo ebete
giocattoli delle winx: le bambole-prostitute
ecco una winx:
una delle winx: le bambole-prostitute
ed ecco la nuova barbie 2008: Black Canary Barbie, ispirata a un’eroina dei fumetti di fine anni ‘40. Il suo abbigliamento è aggressivo e provocante: calze a rete, body attillato in pelle nera, giubbino e guanti stile biker, stivali col tacco. Prezzo previsto: circa 50 dollari. (…a botta??scusate me le tirano… Suicidio )
la nuova barbie 2008: un'altra bambola prostituta

Xenofobi? e con quale pretesa?

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Posted by myr | Posted in Bathroom, Bedroom | Posted on 29-05-2008

non siamo neanche ‘ariani’ :p
e persino su ebay ci siamo fatti conoscere:
“Grosse difficoltà per chi vuole acquistare prodotti online. Molti venditori NON spediscono più in Italia.

Siamo considerati la pecora nera mondiale del commercio elettronico. E tutto per colpa, sostengono i venditori del nostro sistema postale. Su eBay la clausola “do not ship to italy” (non spediamo in Italia) è presente in oltre 37 mila inserzioni: .

Molti venditori hanno confermato che in Italia i pacchi arrivano tardi o non arrivano per niente e i compratori o chiedono il rimborso oppure segnalano come inaffidabile il venditore. Altri informandosi nei vari forums della rete vengono sconsigliati di vendere in quanto il nostro sistema postale è corrotto e gli impiegati aprono i pacchi e li rubano.

Il fenomeno del “non vendiamo agli italiani” va avanti da mesi e si è aggravato nel corso delle ultime festività natalizie.I forum di eBay sono diventati una sorta di centro di raccolta delle lamentale sul sistema postale italiano e sul web sono nati siti che raccolgono notizie e informazioni sulle sue inefficienze.”

noi ci schifiamo degli stranieri ma è tutto il mondo che avrebbe/ha tutto il diritto (al contrario nostro) di schifare noi…(e spero che non succeda davvero, altrimenti dove emigro????? Cry )

Catastrofe alimentare imminente

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Posted by myr | Posted in Bathroom, Bedroom | Posted on 09-05-2008

prezzo attuale di mezzo chilo di pasta coop (quella che costa meno): 0.51 centesimi
un chilo di pane: 2 euro

e il petrolio continua a salire. l’ultima notizia ANSA lo dà a +1,9% dollari al barile